(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) I nuovi dati ISTAT sulla povertà sono impietosi: ci ricordano, se fosse ancora necessario, che un Paese davvero solidale e impegnato nella ripresa non può lasciare indietro nessuno. Vi riassumo molto sinteticamente i dati più significativi.
Nel 2020 le famiglie in povertà assoluta erano il 7,7% del totale, il 6,4% dei nuclei familiari. Nell'ultima rilevazione Istat la percentuale è salita al 9,4%, sono aumentate a 5,6 milioni le persone (due milioni rispetto alla precedente rilevazione, tra questi 1,337 milioni sono minori). Il 47% risiede al nord, il 38,6 % nel Mezzogiorno. È il nord ad essere più colpito e a registrare il peggioramento più marcato (167 mila famiglie in più) anche se la percentuale maggiore di famiglie rimane comunque collocata nelle regioni del Sud dove la povertà incide più drammaticamente. I giovani a rischio sono il doppio rispetto agli anziani, il rischio povertà è maggiore per chi ha deciso di metter su famiglia e aumenta con il numero dei figli, forte è l' incidenza sulle famiglie straniere ( uno su tre è povero).

La crisi sociale ed economica provocata dalla pandemia ha drammaticamente peggiorato la situazione di un ampia fascia di popolazione: chi stava male ora sta peggio perché ha cronicizzato la propria condizione, mentre chi era fragile o in "bilico" è finito in povertà. È stata intaccata una fascia di popolazione che prima riusciva a stare sopra la soglia e che ora annaspa sotto quel livello: le più colpite sono le persone che hanno perso il lavoro o con lavori inquadrati ai livelli più bassi, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, i lavoratori saltuari o del sommerso che non godono di sussidi pubblici, non ultimi i molti lavoratori a tempo determinato che non hanno avuto il rinnovo del contratto.
Dobbiamo rassegnarci a questa situazione pensandola un po' cinicamente come un dato strutturale nella vita delle nostre comunità? O ci è richiesto una soprassalto di dignità come cittadini da sempre attivi sul lavoro e nel volontariato? La mia risposta la conoscete ed è la risposta che abbiamo cercato di dare anche come associazione in questo lungo tempo di paralisi sociale.
Su tre direzioni.
Un impegno concreto di solidarietà nei mesi di pandemia, mantenendo in vita i servizi che svolgevamo e aiutando i soci più in difficoltà.
Una presenza nel dibattito pubblico per promuovere una autentica cultura della solidarietà (da non confondere con l'assistenzialismo) e per contrastare quel filone di pensiero - la povertà colpevole - secondo il quale se sei povero è colpa tua. I nostri webinar promossi nei mesi scorsi avevano questo intendimento.
Terzo e non ultimo il nostro impegno politico associativo sui temi del welfare e della anzianità da una parte, e dall'altra la costante attenzione ai bambini e alle bambine, ai nostri nipoti. Il vero e unico baluardo contro la povertà è avere più servizi: servizi all'infanzia e alla scuola, servizi socio-sanitari e socio-assistenziali per gli anziani fragili e non autosufficienti. Nell'intervento del primo maggio in Quirinale abbiamo altresì ribadito il valore, il senso, la bellezza del lavoro degno; un lavoro retribuito con giustizia, un lavoro che interpella i talenti e la creatività di tutti.
Tutte riflessioni che continueremo ad approfondire nella prossima Summer School a Firenze.
(Crediti fotografici: iStock.com/Halfpoint)
Non sei ancora
iscritto ad ANLA?
Scopri come entrare a far parte dell'Associazione.
Convenzioni
Scopri tutte le offerte e convenzioni riservate esclusivamente agli associati ANLA
scopri di più
Esperienza
La rivista mensile di attualità, cultura e informazione della nostra Associazione. Per i soci anche online.
scopri di piùNewsletter
Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti dell'Associazione.