(Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) “Possiamo affermare che il tutto è più delle parti e che proprio per questo la mera somma degli interessi individuali non è in grado di generare un mondo migliore per tutta l’umanità. È una illusione pensare che basti cercare il proprio progresso per contribuire al bene di tutti, senza doversi realmente preoccupare degli altri” ( Magnifica Humanitas, 61). Una affermazione che oggi, alla luce delle tante crisi che attraversano la nostra contemporaneità, non è stata mai così evidente. Durante gli anni del suo governo, Margaret Thatcher si rese famosa per una frase che ha segnato un'epoca durata decenni: “la società non esiste, esistono solo gli individui e le famiglie”. Al centro delle politiche di quegli anni il primato della sfera privata e della individualità contro la dimensione sociale e pubblica ritenuta invasiva e burocratica, oppressiva e incapace di promuovere la vera libertà. Ma la promessa non è stata mantenuta: nei decenni successivi il welfare e le protezioni si sono ridotte, le relazioni sociali e interpersonali si sono impoverite ed erose anche dalle nuove tecnologie. Sempre connessi ai social con le app di messaggistica e i network, ma disconnessi dalle persone nella vita feriale, un fenomeno ormai diffuso a livello globale e in tutte le fasce d’età. Basta viaggiare il mondo per osservare la presa che hanno sulle persone, chine sul proprio smartphone: nel tram di Tallin, nella sala d’attesa dell’aeroporto di Francoforte, nei café di Tunisi o nella metro di Milano. “Ognuno a ricorrere i propri guai, ognuno con il suo viaggio, ognuno diverso e ognuno perso dentro ai fatti suoi” come ci canta Vasco Rossi in Vita spericolata, convinti che ciascuno possa costruire da sé la propria vita e guadagnare la libertà. Ci siamo ritrovati più soli e vulnerabili, il lavoro si è precarizzato perdendo senso e significato, le disuguaglianze sono cresciute in modo esponenziale, e la libertà (apparente) di poter scegliere non si è tradotta in una maggiore sicurezza esistenziale.

Un processo culturale che ha assottigliato anche i corpi intermedi, quella potente infrastruttura sociale che ha segnato la stagione del secolo scorso: l’associazionismo e il terzo settore, i partiti e i movimenti politici, i sindacati e le organizzazioni degli interessi. I terzi luoghi – come li ha definiti il sociologo Ray Oldenburg nel 1989 -, gli spazi informali al di fuori della casa (il primo luogo) e del lavoro o della scuola (il secondo luogo) nei quali le persone si riuniscono e costruiscono relazioni, stanno diminuendo ovunque nel mondo: cinema, musei, biblioteche, ristoranti e bar, centri sociali, palestre, parchi attrezzati per giocare.
Se l’analisi è condivisa, non può che seguire la domanda su come reagire ad una prospettiva che ci ha portato più solitudine e isolamento, contro chi pensa di organizzare la vita delle persone con gli algoritmi o semplificando la realtà con slogan facili e appetibili o proponendo lenzuolate infinite di diritti da esigere.
Iniziamo nel contrastare una visione dell’umano fondata sull’io solo e autosufficiente, misurato su quanto produce, dentro un tempo piatto e su una vita levigata che non può prevedere ostacoli e intoppi. Una visione falsa, funzionale ad una economia consumistica e rapace.
La verità è che noi siamo dentro una relazione, e non esistiamo se non viviamo nelle relazioni. E la nostra libertà si misura, certo con una “libertà da”, da una posizione di fatica, da un lavoro non soddisfacente, da una autorità oppressiva. Ma la libertà più preziosa e densa è la “libertà per” : per realizzare insieme un bene comune, per condividere un progetto di vita con coloro che ci sono vicini, per contrastare ingiustizie e farci prossimi verso coloro che hanno bisogno. Insieme, animando i terzi luoghi, resistendo alla fatica e alla sensazione di “pestare l’acqua” di fronte a processi che ci appaiono invincibili. E poi la politica, una politica che si faccia carico di sostenere tutto ciò che produce relazioni solidali, legami duraturi nella libertà e nella reciprocità.
È questo il compito che ci siamo dati insieme nel fare tutti i giorni ANLA: un progetto culturale, un progetto sociale, un progetto politico.
Crediti fotografici: iStock.com/Alessandro Biascioli
Non sei ancora
iscritto ad ANLA?
Scopri come entrare a far parte dell'Associazione.
Convenzioni
Scopri tutte le offerte e convenzioni riservate esclusivamente agli associati ANLA
scopri di più
Esperienza
La rivista mensile di attualità, cultura e informazione della nostra Associazione. Per i soci anche online.
scopri di piùNewsletter
Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti dell'Associazione.