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Chiedete pace per Gerusalemme

(di Antonello Sacchi, direttore di Esperienza) Nel panorama informativo ad un certo punto è comparsa una piccola, grande notizia: stanno riprendendo i pellegrinaggi in Terra Santa. Dove sta la positività di quella che è (anche) un'operazione commerciale? Nel cercare di tornare a costruire veramente la pace

Mi chiedo se, cresciuti nella "guerra fredda", abbiamo mai davvero conosciuto la pace o piuttosto, solo periodi di "assenza di guerra" peraltro in Europa e neppure così a lungo come crediamo di ricordare perché il conflitto nell'ex Jugoslavia risale agli anni '90. 

A dire il vero, nella Storia, non c'è mai stata un'età dell'oro, neanche per la città della pace per antonomasia, Gerusalemme, che ha nel suo stesso stemma anche un rametto d'ulivo. "Chiedete pace per Gerusalemme" recita il Salmo 122 (121). Sapete quante guerre hanno interessato Gerusalemme? Gli storici parlano di oltre 118 conflitti in quattromila anni di storia. La Città santa ai tre grandi monoteismi è stata distrutta almeno due volte, attaccata più di cinquanta volte e conquistata un numero di volte poco meno inferiore, ha subito ventitré assedi e ha vissuto almeno venti rivolte. La stessa popolazione è cambiata più volte: le migrazioni più o meno spontanee del primo millennio a.C. sotto i grandi imperi neo-assiro, neo-babilonese e romano; le invasioni musulmane, crociate, mongole, mamelucche, ottomane e infine le recenti migrazioni arabe e ebraiche. Ed è solo un elenco approssimativo. 

Basilica del Santo Sepolcro 

 

Nell'orizzonte antico l'uomo ragiona in termini di individuo e non di persona, la guerra è vista come risolutrice di conflitti, il concetto di pace è confinato nell'interiorità dell'uomo. Pensiamo ad esempio a quanto scrive Platone nella Repubblica: "Se dunque daremo retta a quanto ho detto, convincendoci che l'anima è immortale ed è potenzialmente capace di assumere su di sé ogni genere di bene e di male, terremo sempre la via che sale verso l'alto, comportandoci in ogni circostanza secondo giustizia unita a saggezza. Così potremo essere in pace con noi stessi e con gli dèi, sia nel nostro soggiorno su questa terra, sia in seguito, quando avremo riscosso i premi della giustizia come fanno i vincitori allorché raccolgono i trofei nel trionfo". 

Perdonatemi la generalizzazione, approfondirò il tema, qui appena accennato, nel prossimo numero di Esperienza 

Torno a Gerusalemme, e per esteso, alla Terra Santa. Quando penso ad un "laboratorio di pace" penso a quella città dove i fedeli di tre monoteismi convivono in una faticosa costruzione di un rapporto. Faticosa, perché essi condividono gli stessi spazi ma non lo stesso tempo, basti pensare al giorno santo che ognuno osserva. Faticosa, perché troppo sangue è già stato versato.

Chi uccide, chiunque sia, non ha più alcuna ragione.

Dopo tanta morte, dopo il 7 ottobre 2023, dopo l'assedio di Gaza, c'è spazio solo per ricominciare. E si può ricominciare solo con il silenzio. Il silenzio di chi ascolta, si forma una sua opinione ma non parteggia bensì cerca ciò che unisce, di chi sta presso la croce di ogni persona, di chi rimane limpido intellettualmente e non ha pregiudizi ideologici, di chi vuole essere segno concreto, operatore di pace e non pacifista. Perché la vera pace richiede giustizia e sempre misericordia verso ogni persona, distinguendo fra l'errore e l'errante come insegnava Giovanni XXIII, il silenzio di chi lavora senza cercare il plauso dell'opinione pubblica sui social media ma il bene reale delle persone che hanno bisogno.

Ulivo millenario, Getsemani

 

Terra Santa è davvero, nei fatti, Terra che ognuno sente nel cuore, cara a genti differenti per fede, opinione, spiritualità. È un luogo dove più di ogni altro posto ognuno ha bisogno dell'altro, nella vita di ogni giorno. I pellegrinaggi fanno del bene - a livello morale e materiale - non solo ai cristiani di Gerusalemme, ormai poche migliaia, ma a tutti coloro che vi vivono. 

La vera pace richiede un cambiamento del cuore e le "pietre vive" che abitano i luoghi santi ci ricordano che un cuore che vive la pace è in grado di portare la pace. Nei gesti umili e concreti, nella quotidianità. Costruire veramente la pace inizia prendendo sul serio il saluto del Risorto, "Pace a voi", un saluto che non obbliga nessuno ma proprio per questo, nella sua mitezza, conquista.

 

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