Imprescindibile punto di partenza è la domanda retorica che Agostino si pone nelle Confessioni: Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità.

In realtà lautrice, dottore di ricerca in filosofia, riparte addirittura dallantica Grecia dove esistevano ben quattro termini per indicare il tempo: aion, per indicare la durata della vita, chronos per indicare lo scorrere del tempo, kairos per indicare la giusta misura o il tempo giusto e che cin Aristotele finirà con il coincidere con il chronos, e infine eniautos che indica il tempo che si ripete, il tempo ciclico.
Lautrice nel corso del testo prende in esame tre concezioni del tempo come indicato da Nicola Abbagnano: Schematicamente in filosofia, come suggerisce Nicola Abbagnano, possiamo individuare tre concezioni fondamentali del tempo: 1) il tempo come ordine misurabile del movimento; 2) Il tempo come movimento intuito; 3) il tempo come struttura del possibile.
Già, ma allora, cosa è il tempo?
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