(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Ci sono momenti della storia civile e persino personale in cui i cambiamenti e gli eventi si susseguono senza una direzione chiara, con poche linee riconoscibili, insufficienti a comprendere quello che ci accade intorno. La cultura del progetto con la quale la nostra generazione ha vissuto per decenni sembra appannarsi e apparire inadeguata: un quadro di valori condivisi, gli obiettivi da raggiungere, i tempi, le strategie e le modalità per attuarli, un sistema di monitoraggio in itinere, una valutazione finale. Una visione del paese e della vita calati nella realtà con gli strumenti che la ragione e l'esperienza ci fornivano, quel realismo generativo che ci aiutava a desiderare il futuro. Passaggi e parole lontane.
L'anno nuovo che si annuncia ci lascia senza parole. Alla cultura di progetto si è sostituita l'improvvisazione (apparente), si procede per salti e rotture repentine, per sovrapposizioni, con una spavalderia nel cambiare opinione mai così manifesta. Tutto sembra muoversi insieme, confusamente e velocemente, senza che emergano con chiarezza le coordinate di un nuovo ordine mondiale. Le intuiamo, senza averle ancora messe a fuoco.

Un punto a me pare certo: il tempo che la generazione più adulta ha conosciuto in questi decenni è ormai alle nostre spalle. Le identità dei player mondiali non saranno più le stesse, gli equilibri di potere e di come il potere verrà gestito in futuro avrà connotati improntati piu sulla forza, politica ed economica, e sulla competizione. È alle nostre spalle un modello di sviluppo ormai insostenibile, e quell'ottimismo illusorio che ci induceva a credere che per noi le cose comunque sarebbero andate meglio. È alle nostre spalle le "non verità" sul cambiamento climatico, a dire di alcuni leader inesistente, in realtà tanto vero da muovere immensi interessi economici di fronte allo scongelamento dei poli. È alle nostre spalle la cultura del lavoro con l'ingresso delle tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale.
Alle nostre spalle per guardare il futuro: facendo memoria di ciò che abbiamo vissuto e coltivando il nostro desiderio a viaggiare ancora nel tempo, a non soggiacere al potere magnetico del "subito", a sacrificare l'immediato in vista di un beneficio più grande.
Non vogliamo essere spettatori passivi, o fatalisti rassegnati e inutili. Come in altre stagioni della vita del nostro paese - penso agli anni del primo dopoguerra, un paese distrutto e fallito - siamo ancora chiamati a gestire nel bene le trasformazioni in atto, a valorizzare la creatività e l'immaginazione dei giovani; a costruire nuovi modelli di governance basati sulla collaborazione e la partecipazione , sulla responsabilità condivisa e sulla fiducia reciproca. A dare spazio alle esperienze locali veri laboratori di democrazia, a favorire occasioni formative serie non lasciando spazio alcuno alla " ciarlataneria" che ci sommerge quotidianamente. Mi ha colpito un passaggio della bellissima omelia di Leone XIV nella festa della Epifania: "Sì, i Magi esistono ancora. Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l'urgenza di andare, di cercare".
È un augurio che faccio mio: buon cammino, insieme.
Crediti fotografici: iStock.com/g-stockstudio
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