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Benevolenza

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA). #dopocoronavirus (20) Si sta concludendo il  lockdown  (lo speriamo davvero): vorrei  terminare questo racconto a puntate ( è la ventesima) con la  parola benevolenza. L'ho scelta perché sono convinto che abbia positivamente  attraversato - forse senza rendercene conto - la vita di ognuno di noi in questi lunghi mesi di quarantena. Se questa percezione fosse confermata sarebbe  assai utile che ne mantenessimo la  memoria per non essere travolti dalla malevolenza, dalla maldicenza,  dalle  "maledizioni" che hanno avvelenato in questi anni il dibattito pubblico e che potrebbero riaffacciarsi con prepotenza.

Come mia abitudine parto dalla etimologia, la scienza che ci rimanda alle origini delle parole: la loro storia e come hanno vissuto il passare delle epoche. La benevolenza (dal latino benevolentia derivato di benev%u014Flens «benevolente») viene definita nella cultura romana come «voluntate benefica benevolentia movetur»: in breve, la benevolenza è messa in moto da una  voluntas, da un atteggiamento spirituale volontario che genera il desiderio di fare del bene (benevolentia). È interessante indagare anche la derivazione greca: benevolenza viene dal termine greco "krestotes" (%u03BA%u03C1%u03B5%u03C3%u03C4%u03BF%u03C4%u03B5%u03C2) e dalla sua radice "krestos", che vuol dire utile e adatto per qualcosa. Anche il termine ebraico  indica una spontaneità, una volontarietà che mira all'aspetto utile e proficuo delle cose. Non da ultimo i francesi che per definire un volontario usano il termine bénévole.

L'etimologia ci ha indicato la via, ora proviamo ad indagare e a rileggere la benevolenza nel tempo di oggi. Per stare alla lettera una persona benevolente è colei che compie il suo compito,  che vede uno scopo buono da realizzare, che  coglie l'aspetto costruttivo in ogni vicenda umana, anche di fronte  a quelle negative.

Non è dunque un generico voler bene, tutto cuore e emozioni:   è piuttosto il saper cogliere il bene in ogni cosa, in ogni anfratto della vita alla ricerca incessante e appassionata di una bellezza, di un'utilità, di un gesto buono.

Possiamo descriverla come una attitudine personale, o una prospettiva,  una visione antropologica positiva che abilita le persone a   posare uno sguardo buono (non ingenuo) sulle cose della vita sostenuto da sentimenti di compassione e condivisione, di accoglienza e magnanimità. Ne consegue che la persona benevolente non strilla, non è precipitosa nel giudizio, è paziente   nell'attesa, perché il bene - a differenza del male- per manifestarsi ha bisogno del tempo giusto.

La benevolenza non è molto amata, ne sono consapevole. Non è tanto amata neppure in politica, il luogo per eccellenza per praticarla. È nota la celebra frase di Adam Smith   nella "Ricchezza delle Nazioni" che ha tanto condizionato il pensiero economico e non solo quello:

"Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse." 

In questi decenni ne abbiamo pagato le conseguenze, le crisi hanno mostrato il fallimento di questa tesi. Non sono gli egoismi, gli interessi personali a muovere una economia giusta che costruisce bene comune, o la vita di una intera comunità, ma è la benevolenza e la pratica delle buone virtù civili che ho cercato di raccontare in questo mio diario. Antonio Genovese economista napoletano vissuto nel Settecento rovescia la logica di Adam Smith, non parla di benevolenza è vero, ma vi si avvicina parlando di reciprocità, fiducia, felicità pubblica, socievolezza%u2026:

"Niun uomo può rinunziare alla sua natura ; perché niun uomo può essere per suo capriccio altro da quel' è nato . Un Cerchio non può essere che Cerchio e un Triangolo che Triangolo . Dunque niun uomo può rinunziare alle proprietà della sua natura . Se noi sìamo naturalmente socievoli, e socievoli per infinita pietà e ragione; questa socialità è un proprietà così indelebile dalla nostra natura, come quella di essere animali, e animali compassìonevoli e ragionevoli"

 

 

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