(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) Un paese il nostro, poco amico verso le giovani generazioni tanto che ancora oggi sono 1,87 milioni i giovani (fra i 15 e i 34 anni) che restano fuori dai percorsi formativi e lavorativi nonostante l'andamento complessivamente positivo dell'occupazione. Tra questi, 700.000 giovani adulti over 30 che faticano a raggiungere l'autonomia e la possibilità di costruirsi una famiglia e una casa proprie.
Riavvicinare al lavoro i Neet - così viene definita questa fascia sociale - è da anni una priorità delle politiche nazionali, in un contesto demografico che vede la popolazione invecchiare (il numero degli over 65 ha già superato quello dei giovani sotto i 25 anni) con il conseguente assottigliarsi della platea delle persone in età lavoro.
Va detto che il numero dei giovani che non studiano e non lavorano si è ridotto costantemente negli ultimi anni, anche se a livello europeo il dato italiano è superato in peggio solo dalla Romania. La più alta incidenza la si ritrova nelle regioni del Sud, le donne rappresentano quasi il 60% dei giovani Neet a conferma che il fattore principale che impatta sull'esclusione da studio e lavoro è ancora la maternità. Dati che vengono evocati in ogni dove a cui però non seguono politiche coraggiose e lungimiranti capaci di ridisegnare un welfare strutturato da decenni per proteggere ciò che è stato pensato dalle generazioni precedenti, piuttosto che sostenere chi ancora deve costruire la propria vita. Le proposte in campo non sono sono tante, anche se i capitoli di un “progetto giovani” sono ben noti: formazione, lavoro, casa e famiglia sono i passaggi nei quali essere giovani oggi significa troppo spesso partire già svantaggiati.

Non esistono incentivi veri per la prima casa e strumenti significativi per sostenere la natalità, non sono attivi strumenti finanziari dedicati alla gestione autonoma delle risorse per l’aggiornamento professionale, l’accesso al credito è sfavorevole e poco incentivante per un giovane che voglia fare impresa. Non si tratta di creare una nicchia protettiva e assistenzialista, ma correggere una asimmetria generazionale in Italia diventata gigantesca: salvo avere una famiglia che garantisca, i giovani entrano nella vita economica con a disposizione patrimoni assai esigui, salari più bassi e prezzi delle abitazioni inaccessibili rispetto al reddito da lavoro percepito.
Si tratta di agire una politica vera e concreta che dia spazio economico e fiscale a coloro che iniziano a progettare la propria vita e a “rischiare” il futuro.
In questi mesi alcune proposte si sono fatte avanti. Ne propongo alcune.
Una fiscalità di vantaggio sui salari di ingresso dei giovani che oggi guadagnano fino al 45% in meno di chi è già inserito, una sorta di start tax, una riforma dell’Irpef che riduca le tasse nella fase iniziale della vita lavorativa. Un libretto di risparmio per ogni nuovo nato con un contributo simbolico dello Stato. Un’esperienza avviata in Germania: un contributo dello stato di 10 euro dalla nascita fino ai 18 anni, con la possibilità per genitori e nonni di integrarlo (eventualmente anche dallo stesso giovane che inizia a lavorare) per beneficiarne quando si accede alla pensione, o utilizzarlo per pagarsistudi o percorsi di inserimento lavorativo.

Sono interessanti le proposte che vogliono introdurre una valutazione d'impatto generazionale sulle politiche assieme a quelle economiche, ambientali e regolamentari già esistenti. Vale a dire valutare costi e benefici che produce una decisione tra dieci/ vent'anni e il debito finanziario che si trasferisce alle prossime generazioni.
Non ultimo, per quanto riguarda specificatamente i Neet, andrebbe rilanciata una alleanza forte con le realtà dell’economia sociale e il terzo settore che potrebbero dare, con la modalità della coprogrammazione e la coprogettazione, risultati significativi per inserimenti lavorativi negli ambiti dei servizi della cura, del welfare, della formazione, della cultura e del turismo sociale.
Fra un po’ inizierà una lunga campagna elettorale che durerà fino all’appuntamento elettorale del 2027: auspichiamo che tra i temi di una agenda di speranza non manchi unìattenzione delle forze politiche alle politiche giovanili. Per noi adulti in servizio da anni è l’impegno contribuire con l’ esperienza acquisita a pensare e “rischiare” il futuro con i giovani, con i nostri figli e nipoti.
Crediti fotografici
iStock.com/Giuseppe Lombardo
iStock.com/ Lacheev
Non sei ancora
iscritto ad ANLA?
Scopri come entrare a far parte dell'Associazione.
Convenzioni
Scopri tutte le offerte e convenzioni riservate esclusivamente agli associati ANLA
scopri di più
Esperienza
La rivista mensile di attualità, cultura e informazione della nostra Associazione. Per i soci anche online.
scopri di piùNewsletter
Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere tutte le notizie e gli aggiornamenti dell'Associazione.