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Ascoltare

(di Edoardo Patriarca, presidente nazionale ANLA) "Bisogna ascoltare di più", "le persone vanno sentite" , "la politica ascolta poco", "non si ascolta la base": ascoltare sembra diventato il mantra di un dibattito pubblico condito con le accuse reciproche di non ascoltare il paese reale e di vivere nel pianeta virtuale dei social media a caccia di like, di nuovi follower e di un consenso in realtà assai fatuo. Ma è la percezione che molti hanno  nei confronti della politica o delle élite, dei gigli magici o dei caminetti, che a loro dire prenderebbero decisioni in solitaria per l'intera comunità. Da qui nascono i tanti populismi che attraversano il paese.

Ma cosa significa per davvero ascoltare? La verità è che sono pochi coloro che sanno ascoltare, è   una virtù piuttosto rara tra coloro che hanno una responsabilità - piccola o grande che sia- nei confronti della comunità. Di persone che abbiano voglia di parlare se ne incontrano numerose, molto più esigua è la schiera di coloro che sono disposti ad ascoltare gli altri: tanti maestri di parole ma analfabeti dell'ascolto, più preoccupati di ciò che si deve dire piuttosto di ciò che gli altri stanno dicendo. 

 

Non si tratta di lasciar parlare gli altri tanto per parlare  con un ascolto passivo e falsamente interessato come accade frequentemente,   ma di un ascolto partecipativo, un incontro tra persone portatrici di idee e punti di vista propri e interessate ad altre visioni. Non è questione neppure di gentilezza concessa con eleganza, di bon ton, di tolleranza sopportata, ma di  vicinanza vera  e della decisione a camminare insieme fianco a fianco.

Per questo la virtù dell'ascolto  in una società governata da ritmi  frenetici e dalla   tendenza a mercificare ogni momento di condivisione si fa   dono prezioso a tutti noi. Il tempo dedicato all'ascolto ci permette di essere presenti agli altri, di mettere in pausa i nostri pensieri, di creare connessioni autentiche, fiducia e comprensione profonda. Riconoscendo l'altro un valore diamo importanza alle sue parole soprattutto nei momenti più faticosi della vita. Lo sanno bene i volontari che gestiscono i centri  di ascolto per persone e famiglie in difficoltà: più che consigli conta il tempo dell'ascolto, lo spazio che si apre al fare insieme per superare le difficoltà.

Una virtù che va  allenata e conquistata tutti i giorni. Ascoltare non è un gesto semplice, richiede una  spiritualità profonda e    competenze acquisite     sul campo. In particolare nella dimensione spirituale il dono che fa fiorire l'ascolto  è il dono del silenzio. Ascoltando per davvero ci si educa a tornare su noi stessi, a riscoprirci  valore, a leggere i silenzi (che non sono  vuoti, anzi!) negli occhi dei nostri cari e degli amici, il silenzio nei gesti piccoli ma preziosi nella nostra ferialità. Il silenzio nel "mistero" che circonda la nostra vita, il valore delle parole e dei gesti di amicizia vissuti in associazione. 

Il tempo dedicato a voler bene.

Buon Natale!

 

(Crediti fotografici: iStock.com/Jose carlos Cerdeno)

 

 

 

 

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