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Anziani, nuovi protagonisti

(di Antonello Sacchi) L'arcivescovo mons. Vincenzo Paglia, "don Vincenzo" come preferisce farsi chiamare, è per i lettori di Esperienza e gli associati di ANLA una presenza saggia ed amica: il suo interesse per la vita quando è fragile e la sua appassionata attenzione per gli anziani, che lo ha portato ad essere vicino alla nostra Associazione. Lo ricordiamo più volte presente in Esperienza, nostro relatore alle Summer School di Castel Gandolfo nel 2020 e di Venezia nel 2022, nei webinar ANLA durante la pandemia, in incontri pubblici come la presentazione del suo libro "L'età da inventare" a Casalecchio di Reno, con il cardinale Zuppi, nel 2022 o la presentazione del I Rapporto ANLA a Roma nel 2024.

Il prossimo 21 aprile don Vincenzo compirà 81 anni. E' per noi occasione, nel fargli gli auguri per la felice ricorrenza, per ascoltarlo sull'attualità dell'anzianato.

Don Vincenzo, "anziani e intelligenza artificiale": un binomio impossibile?

Tutt'altro! Per noi anziani è una possibilità, una vera e propria espansione nel senso delle capacità di relazione, di aggiornamento, entrare in contatto con un mondo in evoluzione e vasto. Dobbiamo combattere l'idea che la vecchiaia sia un periodo di isolamento, di solitudine, di ripiegamento, e anche di incapacità a utilizzare le tecnologie. Conosco tanti anziani che sono capaci di utilizzare il computer, la posta elettronica, navigare per siti informandosi, utilizzando YouTube per apprendere o per ripercorrere attraverso film e video le vicende del passato che poi è la loro e la nostra storia personale. E poi c'è l'alleanza tra le generazioni, nella misura in cui nonni e nipoti potranno insegnare gli uni agli altri. I nonni l'esperienza di vita; i giovani per fare entrare i più anziani nell'universo delle tecnologie.

Quali sono le sfide dell' "Età grande" in un contesto di "non - pace"?

È proprio dagli anziani - da noi anziani - che deve venire quel supplemento di saggezza e preziosità della vita che in effetti sembra venire meno nella non-pace come lei la definisce. Quando la prospettiva di vita si accorcia, come accade inevitabilmente andando avanti con l'età, ogni momento, ogni anno, ogni giorno, diventa prezioso. E la non-pace è la negazione della vita, è una sfida per ricordare che la vita da vivere è una soltanto. Certo noi credenti in Cristo sappiamo che l'orizzonte è la Risurrezione della carne, che realizza la promessa di Cristo agli apostoli e a tutti il mondo. Ma appunto per questo, la vita va vissuta e la pace è la condizione per rendere possibile un'esistenza degna e giusta. Noi anziani abbiamo un compito: ricordare ai più giovani che ogni bene viene dall'assenza dei conflitti. E possiamo dedicare tempo alla preghiera, uno strumento formidabile di sensibilizzazione.

Don Vincenzo, parliamo dei suoi 80 anni, fra poco 81, e degli 80 anni della Repubblica: cosa vuol dire oggi essere italiani?

Per me vuol dire superare ogni steccato ogni divisione, ragionare e lavorare e impegnarsi in una prospettiva più ampia, di fraternità universale. Siamo parte di un'unica famiglia umana. Straordinaria in questo senso l'enciclica di Papa Francesco, "Fratelli tutti". Direi che questa visione universale è il messaggio dei messaggi, è la profezia della Chiesa dal Concilio Vaticano II che riscopre in pieno la fecondità dirompente del Vangelo. Sono nato italiano e certamente lo sono, ma soprattutto mi sento cittadino del mondo. Quel mondo che ha bisogno di bene, di giustizia, di pace.

Don Vincenzo, quali sono i suoi prossimi impegni?

Continuo a scrivere, a pubblicare, a intervenire nei limiti delle mie possibilità. Sono tornato di recente in Albania, un paese che conosco bene, dove sto cercando di facilitare il dialogo tra diverse parti politiche oggi in conflitto. Così pure nei Balcani, una terra che deve ritrovare una prospettiva solidaristica. Per scongiurare nuove guerre, nuove divisioni. E tra i diversi appuntamenti, ne voglio ricordare uno del prossimo 29 aprile, quando sarò alla Camera dei Deputati, insieme ad esponenti politici, religiosi, medici, per presentare il libro promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita - quando ero presidente, oggi sono presidente onorario - e dalla Conferenza Episcopale Lombarda, che si intitola "Il libro bianco per la promozione delle cure palliative in Italia". Il libro esplora la situazione attuale delle cure palliative in Italia, promuovendo la dignità umana e l'assistenza nei percorsi di malattia avanzata. Si inserisce nel dibattito sulla Bioetica e la tutela del malato terminale e risponde alla necessità di supporto sanitario e umano, come evidenziato anche negli appelli di papa Francesco e di papa Leone XIV per la cura dei malati. C'è poi il largo impegno per promuovere una nuova cultura che riguarda la vecchiaia. Si tratta di inventare i venti-trenta anni di vita in più che abbiamo. Ho creato una Fondazione "EtàGrande" per promuovere una vera e propria rivoluzione culturale. E uno degli obiettivi è promuovere presso le Nazioni Unite la creazione di un Ente che si occupi degli anziani nel mondo come c'è l'UNICEF per i bambini.

Grazie don Vincenzo, e... Buon compleanno!

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