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Abitare

Paolo Missiroli è dottore di ricerca in Filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Université Paris Nanterre. È cultore della materia presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università dell’Università di Bologna, dove collabora con la cattedra di Storia della filosofia francese contemporanea. È inoltre membro del comitato editoriale dell’“Almanacco di Filosofia e Politica”. Studioso del pensiero filosofico francese contemporaneo, in particolare di Merleau-Ponty e Foucault, ha concentrato i suoi interessi di ricerca sul rapporto uomo-mondo, sull’ecologia e su una sua possibile declinazione in termini politici.

Come si conosce? Il corpo è un’apertura verso il mondo, non è solo oggetto di studio, è la condizione per fare esperienza di qualche cosa. In aperta polemica con Cartesio e il suo dualismo corpo-spirito, Maurice Merleau-Ponty sottolinea una differente impostazione: non una separazione cronologica fra pensiero e azione ma una compenetrazione. Siamo corpi immersi in un ambiente, nel mondo esterno. Passività non è inerzia ma tutto ciò che è dato ed è costitutivo della riflessione: corporeità, linguaggio, situazione storica etc etc mentre l’attività è quando l’uomo interpreta ciò che ha ricevuto e agisce, prende posizione. L’attività nasce dalla passività e la passività è aperta all’attività. 

Nel libro “Missiroli sviluppa la sua proposta di ripensare in modo nuovo e originale la questione dell’abitare e della geograficità dell’uomo: in essa centrale è l’idea del concreto, il primato del qualcosa, un’idea di libertà che non è mai riduzione a nulla di ciò su cui si esercita, ma risposta alle sua sollecitazioni” come sottolinea nella prefazione Mario Jofrida. 

Cosa significa dunque abitare? L’autore prende le mosse dalla tragedia del maggio 2023 quando l’alluvione ha duramente colpito Emilia-Romagna, Toscana e Marche: “il rapporto tra l’umanità, nella sua conformazione maggioritaria all’altezza della prima parte del XXI secolo, e il mondo naturale è in crisi. Questo perché la modalità attraverso cui la gran parte degli esseri umani abita il pianeta è oggi insostenibile, secondo un termine tanto diffuso quanto vago6, nella misura in cui mina la possibilità di vita, in condizioni eco-sistemiche accettabili, ad altri esseri umani”.

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